Perchè le aziende a RETE fanno fatica a decollare

L’articolo nella sua ver­sione orig­i­nale è pub­bli­cato in Prog­etto ACADEMY, http://www.progettoacademy.it.


A causa della molti­tu­dine di pic­cole aziende, in Italia, l’impresa a rete dovrebbe fun­zionare bene. Anzi, dovrebbe cos­ti­tuire uno dei mod­elli eco­nomici di rifer­i­mento. Tanto più che le grandi imp­rese si muovono a fat­ica in un mondo sem­pre più glob­al­iz­zato e com­pet­i­tivo.
Per inten­derci, si ha l’impresa a rete tutte le volte che un certo numero di aziende tra di loro com­ple­men­tari si unis­cono per dare luogo ad una linea di prodotti o di servizi. Pre­scindi­amo dalla forma giuridica.
Già il prof. Butera definiva nel 2001 l’azienda rete così: “sis­tema di riconosci­bili con­nes­sioni mul­ti­ple e di strut­ture all’interno delle quali nodi ad alto liv­ello di autoregolazione(o sis­temi aperti vitali) oper­ano e sono capaci di coop­er­are per fini comuni e/o com­pat­i­bili”
Ogni azienda dell’impresa a rete rimane quella che è sem­pre stata. Sem­plice­mente unisce le forze con altre aziende per real­iz­zare qual­cosa di unico. Che sia un prodotto o un servizio non ha impor­tanza.
Una forma avan­zata di impresa a rete si ha quando ogni azienda decide di uti­liz­zare una piattaforma infor­mat­ica comune a tutte. Tutte le unita della rete uti­liz­zano un unico server e gli stessi pro­grammi IT. Non nec­es­sari­a­mente il server deve essere unico. Ciò che conta è che siano a dis­po­sizione di tutti i dati i datti di inter­esse comune.

Questo sem­plice mec­ca­n­ismo non sta fun­zio­nando. Eppure dovrebbe far risparmi­are un bel po’ di soldi. Soprat­tutto dovrebbe far aumentare il giro d’affari.
Le ragioni per cui non sta fun­zio­nando non sono pub­bli­cate da nes­suna parte.
E’ prob­a­bile che la natura stessa indi­vid­u­al­is­tica degli ital­iani sia tale da indurre ogni tito­lare della pro­pria unità ad oper­are per conto pro­prio. Il mec­ca­n­ismo per­verso che non fa decol­lare le imp­rese a rete è arcaico. Ogni impresa in rete, per il fatto che gli impegni nei con­fronti delle altre aziende della rete sono infor­mali, pensa di poter trarre qualche van­tag­gio diretto, indipen­dente dai van­taggi degli altri. Il suo obi­et­tivo di fondo non è l’aumento di sin­er­gia tra le imp­rese della rete, ma il pro­prio tor­na­conto. Questo atteggia­mento presto o tardi viene scop­erto ed ali­menta la dif­fi­denza nella altre imp­rese della rete.
I danni derivanti da questi atteggia­menti si molti­pli­cano. Le aziende utenti o acquirenti non riescono ad avere fidu­cia nella orga­niz­zazione che sta loro accanto.

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5 Commenti

  1. gian franco cava
    Pubblicato il 18/11/2010 alle 17:39 | Permalink

    D’accordo per l’analisi della causa. Infatti è su questo punto “focale” di indi­vid­u­al­ismo e man­canza di parte­ci­pazione che bisogna lavo­rare. Dovrebbe essere offerto un prog­etto di col­lab­o­razione in net­work, definendo il come, con­div­i­dendo gli obi­et­tivi, definendo l’organizzazione ed i pro­cessi interni rispetto ad un mod­ello eco­nom­ico “cul­tur­ale”.
    I’imprenditore è per definizione un soggetto “amante” del pro­prio mod­ello pro­dut­tivo che, in qualche modo rispec­chia il suo vedere il mer­cato.
    Pe inten­derci, noi ital­iani diven­ti­amo tutti “coach” nei mon­di­ali di cal­cio e tutti “skip­per” in coppa amer­ica, pur non gio­cando a cal­cio e mai andati in barca a vela.
    Siamo pos­ses­sori della ver­ità in asso­luto e poco propensi al con­fronto, per questo bisogna pro­porre oppor­tu­nità che coin­vol­gano sec­ondo un mod­ello cul­tur­ale di aper­tura al con­fronto e risultante.

  2. francesco leo
    Pubblicato il 13/02/2011 alle 18:27 | Permalink

    un impren­di­tore potrebbe aderire ad un’impresa rete per rag­giun­gere uno o entrambi dei seguenti obi­et­tivi:
    1. obi­et­tivi di man­age­ment: miglio­rare la pro­pria capac­ità pro­dut­tiva, in ter­mini di qual­ità e flessibil­ità.
    2. obi­et­tivi di mead­er­ship: con­quistare mer­cati che da solo non può acquistare
    la rete dovrebbe quindi garan­tir­gli lo sviluppo di nuove strate­gie con­di­vise con tutti i nodi.
    il prob­lema è che la piani­fi­cazione e lo sviluppo di una strate­gia pre­sup­pone la pre­senza di un man­ager ded­i­cato.
    quindi l’impresa rete, per fun­zionare, dovrebbe essere gov­er­nata.
    e’ pro­prio questa neces­sità di gov­er­nance che deter­mina il fal­li­mento.
    nes­sun impren­di­tore (nodo di una rete) è disponi­bile a far svilup­pare all’esterno strategie.

    • Pubblicato il 15/02/2011 alle 13:38 | Permalink

      Con­di­vido la sua anal­isi degli obbi­et­tivi ma non l’impossibilità di met­terli in prat­ica.
      La piani­fi­cazione di una strate­gia non pre­sup­pone la pre­senza di un man­ager ded­i­cato. Pre­sup­pone, in primis, la pre­senza di una con­di­vi­sione della strate­gia fra gli impren­di­tori. Il man­ager, interno od esterno, serve a fare in modo che questa strate­gia sia ese­guita da tutti gli attori.
      L’imprenditore non “sviluppa all’esterno” la sua strate­gia ma la con­di­vide con gli altri. La sua strate­gia può (non sem­pre) diventare parte della strate­gia del “Tutto”.
      Se non ha fidu­cia negli altri nodi, non con­di­vide la sua strate­gia.
      Se non ha fidu­cia negli altri nodi, è nella rete sbagliata.

  3. francesco
    Pubblicato il 19/07/2012 alle 12:03 | Permalink

    seguo da un pò di tempo questo tipo di aggregazione tra imprese,ed effet­ti­va­mente penso che lo stru­mento “rete di imprese“possa cos­ti­tuire un val­ore aggiunto per le aziende,piccole o grandi che siano.Tuttavia,si cerca di capire, quale tipo di aggregazione,determina una migliore amal­gama tra i singoli,e quindi una migliore per­for­mance col­let­tiva con apprez­z­abile ricaduta individuale.Tipi di aggregazione: mono,pluri(prodotto/servizio);di fil­iera con prodotto/servizio finito; di settore/intersettoriale.Probabilmente pos­sono andare tutte bene,ma sarebbe meglio,(per dare mag­gior fidu­cia ai singoli),portare esempi di espe­rienze decol­late o in fase di decollo.

    • Pubblicato il 19/07/2012 alle 12:50 | Permalink

      Ha ragione Francesco, man­cano i com­menti sulle espe­rienze fatte. Su 300 e rotte Reti real­iz­zate poche ci hanno por­tato il loro con­trib­uto. Per facil­itare la let­tura sono rac­colti nella cat­e­go­ria esempi . Qualche infor­mazione può essere ril­e­vata diret­ta­mente dai siti di quelle che, noi, pen­si­amo siano aggregazioni strut­turate Liks — Esempi di Reti. Infine, chi­udo con un appello sull’argomento : siamo sem­pre in attesa che qualche man­ager di Rete, qualche impren­di­tore coin­volto ci invii una best prac­tice, un processo aggrega­tivo che ha risolto un prob­lema, le tec­niche per gestire organ­i­grammi trasver­sali, etc. Ser­vono infor­mazioni a tutti, soprat­tutto infor­mazioni molto pratiche anche lim­i­tate ad una pic­cola area dell’aggregazione (acquisti inte­grati, ict, mar­ket­ing, ripar­tizione costi e ricavi, ges­tione commesse,etc.) ; attra­verso queste saremo forse in grado di definire un modello.

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