Gioie e dolori delle reti d’imprese

Assis­ti­amo oggi ad un notev­ole impulso verso l’aggregazione in rete delle PMI. Se ne è ampia­mente fatto carico il Min­is­tero per lo Sviluppo Eco­nom­ico, nell’ambito delle inizia­tive di Indus­tria 2015. Ma anche le asso­ci­azioni impren­di­to­ri­ali, in par­ti­co­lare Con­find­us­tria e CNA,  stanno pre­mendo in questa direzione.

Il tema delle reti d’imprese indipen­denti, in par­ti­co­lare di PMI, è da tempo sulla scriva­nia dello stu­dioso di evoluzione dei sis­temi pro­dut­tivi. Vi è un ampio schiera­mento di lavori molto inter­es­santi, che però sono in gran parte assai teorici, dif­fi­cili da tradurre in “tool kit” per l’imprenditore. Basta leg­gere qualche arti­colo di “Man­age­ment Sci­ence”, per ren­der­sene imme­di­ata­mente conto.

D’altra parte, nel tempo, l’esigenza di andare in rete si è fatta sem­pre più incalzante, soprat­tutto in questi ultimi due anni sotto le sfer­zate della crisi. Non ci si nasconde più che quello che in questo peri­odo si teme mag­gior­mente è perdere il treno della ripresa inter­nazionale, a quanto si dice, già in partenza. E, ovvi­a­mente, il bigli­etto da pagare è quello di una mag­giore inter­nazion­al­iz­zazione del nos­tro sis­tema pro­dut­tivo. Ma per questa ci sono almeno due con­dizioni da sod­dis­fare: crescere in dimen­sioni ed in capac­ità di inno­vare
In dimen­sioni, per avere un più ampio accesso alle risorse, tra le quali quella finanziaria, nonché per dotarsi di una mag­giore affid­abil­ità verso l’acquirente inter­nazionale. 
In capac­ità di inno­vare, per pot­ersi sostenere sui mer­cati in con­tinua evoluzione.
Due con­dizioni che l’aggregazione in rete con­tribuisce cer­ta­mente a soddisfare.

Men­tre per la crescita dimen­sion­ale il con­trib­uto è fin troppo ovvio, per la capac­ità di inno­vare, la chi­ave di volta è nella pos­si­bil­ità di inte­grare com­pe­tenze e conoscenze diverse, poiché l’innovazione appare ormai come processo con­tinuo, non più da ali­mentare, in maniera estem­po­ranea, con la genial­ità di qual­cuno nella impresa, ma con l’auscultazione con­tinua del bat­tito car­diaco del mer­cato, per cogliere quella extra­sis­tole nella quale inserire un nuovo prodotto, che di volta in volta è deter­mi­nato dalle cor­renti esi­genze del con­suma­tore, impreved­i­bili in mer­cati con ampie dinamiche.  Ecco, allora, che non si riesce a dire, a pri­ori, se si dovrà inter­venire sulle risorse pri­marie o sulle attiv­ità di trasfor­mazione o su quelle di pro­mozione o di dis­tribuzione. Ognuno di questi seg­menti dovrà essere pronto ad inter­venire ed a col­lab­o­rare con gli altri, per­ché l’innovazione introdotta possa avere suc­cesso sui mer­cati.
Non a caso, si parla oggi della esi­genza di cos­ti­tuire reti d’avanguardia, nelle quali la risorsa più impor­tante da con­di­videre sia la conoscenza (si veda, ad esem­pio, “fare Reti d’Impresa” 2009, ediz. ilsole24ore.  link).

E’ tutto con­vin­cente… sulla carta !

“…ma come e per­ché devo con­di­videre le mie com­pe­tenze con altre imp­rese, che fino a ieri ho con­sid­er­ato come con­cor­renti, diretti od indi­retti ?  quanto ci andrò a guadagnare ?  per ora, intanto, ho solo da perdere ! “

Al di là di ogni ele­gante con­sid­er­azione socio-economica, è in fondo questo il dilemma iniziale da risol­vere; poiché non v’è dub­bio che il primo req­ui­sito da sod­dis­fare è quello di oper­are con liv­elli di col­lab­o­razione, tra le imp­rese della rete, ben più ele­vati di quelli che ci rac­con­tano le pratiche oper­a­tive oggi più dif­fuse. Liv­elli di col­lab­o­razione che sono dif­fi­cili da ottenere se li si vuole ottenere per un obi­et­tivo già di per sé com­p­lesso, come quello di fare inno­vazione in rete.

Forse, almeno in alcuni con­testi, può essere più ragionev­ole com­in­ciare per gradi, cer­cando e sper­i­men­tando pro­cessi di col­lab­o­razione che con­d­u­cano a van­taggi mis­ura­bili e preved­i­bili, già nelle pratiche oper­a­tive cor­renti, in ter­mini di mag­giori garanzie di qual­ità com­p­lessiva dei prodotti, che si por­tano sui mer­cati finali, e di mag­giori effi­cienze oper­a­tive, capaci di com­pen­sare adeguata­mente gli oneri orga­niz­za­tivi ed eco­nomici, ai quali una qualunque impresa deve inizial­mente far fronte, nel momento in cui entra in una rete che opera in maniera coor­di­nata e sin­croniz­zata; poiché, da allora, non dovrà più occu­parsi solo del pro­prio busi­ness, ma anche di quello, ben più com­p­lesso, della rete.
Dopo di che, avendo sper­i­men­tato con sod­dis­fazione i van­taggi della col­lab­o­razione, si può pas­sare ad inoltrarsi nei mean­dri dei pro­cessi di inno­vazione col­lab­o­ra­tiva, all’interno di una rete di imp­rese etero­ge­nee per cul­tura e prospet­tive.
Insomma, può valere la pena iniziare dalle cose più sem­plici e più evi­denti anche per  fare reti d’impresa, per il quale non abbi­amo ancora a dis­po­sizione strate­gie vin­centi uni­ver­salmente accettate.

C’ è comunque chi, da tempo, si sta cimen­tando su queste tem­atiche; ad esem­pio, l’ENEA che, insieme ad IBM e ad altre isti­tuzioni di pres­ti­gio, pro­pone una pro­posta arti­co­lata che va pro­prio in questa direzione (vedi : sis­tema di ges­tione avan­zata di reti d’imprese  ).

Ma c’è ancora molto da fare, soprat­tutto in ter­mini di sper­i­men­tazione e di rac­colta della nec­es­saria espe­rienza oper­a­tiva. L’importante è farlo in tempi brevi.

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