Reti di impresa in Piemonte: aggiungere competitività al territorio

Fonte : Union­camere Piemonte

Il prog­etto ‘Reti di impresa in Piemonte: aggiun­gere com­pet­i­tiv­ità al ter­ri­to­rio’, real­iz­zato da Union­camere Piemonte e dalle Camere di com­mer­cio provin­ciali gra­zie all’accordo di pro­gramma MISE-Unioncamere 2010, è final­iz­zato a sostenere pro­cessi di inte­grazione tra imp­rese, allo scopo di sup­port­are la rior­ga­niz­zazione delle fil­iere, di incre­mentare l’efficienza pro­dut­tiva, lo sviluppo com­mer­ciale delle imp­rese e la loro capac­ità innovativa.

In par­ti­co­lare, il prog­etto intende sostenere la crescita dei rag­grup­pa­menti di imp­rese cos­ti­tu­iti nel corso del 2011/2012, o in fase di atti­vazione, sec­ondo la forma del con­tratto di rete, volto a poten­ziare la forza con­trat­tuale delle imp­rese e accrescerne la com­pet­i­tiv­ità sui mer­cati nazion­ali ed inter­nazion­ali, miglio­ran­done la capac­ità di inno­vazione e le oppor­tu­nità per rea­gire alle dif­fi­coltà con­nesse alla con­giun­tura economica. 

Il prog­etto verrà pre­sen­tato in un ciclo di incon­tri che si terrà presso le Camere di com­mer­cio del Piemonte (v.Calendario)  dal 16 gen­naio al 22 feb­braio 2012.

Il con­tratto di rete viene definito come il ‘con­tratto medi­ante il quale più impren­di­tori perseguono lo scopo di accrescere, indi­vid­ual­mente e col­let­ti­va­mente, la pro­pria capac­ità inno­v­a­tiva e la pro­pria com­pet­i­tiv­ità sul mer­cato e a tal fine si obbligano, sulla base di un pro­gramma comune, a col­lab­o­rare in forme e in ambiti pre­de­ter­mi­nati atti­nenti l’esercizio delle pro­prie imp­rese ovvero a scam­biarsi infor­mazioni o prestazioni di natura indus­tri­ale, com­mer­ciale, tec­nica o tec­no­log­ica ovvero ancora a esercitare in comune una o più attiv­ità rien­tranti nell’oggetto della pro­pria impresa’.

Per incen­ti­vare la creazione di nuove reti d’impresa, Union­camere Piemonte e le Camere di com­mer­cio provin­ciali hanno indetto un bando volto a sostenere le imp­rese nella fase di start up gra­zie all’abbattimento dei costi rel­a­tivi a con­sulenze pro­fes­sion­ali e studi di fattibilità. 

Le richi­este di con­trib­uto dovranno essere invi­ate tra il 15 gen­naio e il 31 marzo 2012 in modal­ità telem­at­ica all’indirizzo di posta cer­ti­fi­cata segreteriaunioncamerepiemonte@legalmail.it

La grad­u­a­to­ria com­pleta dei prog­etti ammessi alle agevolazioni del bando sarà pub­bli­cata on line in seguito alla chiusura del bando, entro il 30 aprile 2012.

Per ulte­ri­ori appro­fondi­menti sui con­tratti di rete è on line la pub­bli­cazione ‘Reti d’impresa. Un’opzione cred­i­bile per lo sviluppo del sis­tema pro­dut­tivo ital­iano’ a cura del Cen­tro studi di Union­camere italiana.



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Toscana — Bando per il sostegno dei processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese

Fonti :

Soggetti ben­e­fi­ciari

Pic­cole e medie imp­rese, sin­go­lar­mente indi­vid­u­ate o in forma aggre­gata (attra­verso con­sorzi, rag­grup­pa­menti tem­po­ranei, reti) come def­i­nite dall’allegato 1 del Reg. CE n. 800/2008 della Com­mis­sione euro­pea, ubi­cate (anche con unità locali) nell’intero ter­ri­to­rio regionale, rego­lar­mente iscritte al reg­istro delle imp­rese, che esercitino un’attività eco­nom­ica indi­cata come preva­lente nelle seguenti sezioni della clas­si­fi­cazione delle attiv­ità eco­nomiche ATECO 2007:

B – Estrazione di min­er­ali da cave e miniere, ad esclu­sione dei gruppi 05.1, 05.2 e della classe 08.92
C — Attiv­ità man­i­fat­turiere, ad esclu­sione del gruppo 19.1
E – For­ni­tura di acqua; reti fog­narie, attiv­ità di ges­tione dei rifiuti e risana­mento
F – Costruzioni
H – Trasporto e mag­a­zz­i­nag­gio, ad esclu­sione dei gruppi 49.1, 49.3, 50.1, 50.3, 51.1, 51.2, 53.1 e 53.2 J – Servizi di infor­mazione e comu­ni­cazione, ad esclu­sione della divi­sione 60 e dei gruppi 61.9, 63.9
M – Attiv­ità pro­fes­sion­ali, sci­en­ti­fiche e tec­niche, lim­i­tata­mente ai gruppi 71.2, 72.1, 74.1 S – Altre attiv­ità di servizi, lim­i­tata­mente alla cat­e­go­ria 96.01.1

Inizia­tive Agevolabili

Sono ammis­si­bili alle agevolazioni le spese rel­a­tive a prog­etti di pen­e­trazione com­mer­ciale, riv­olti a Paesi esterni all’area UE, che com­pren­dano le seguenti attività:

  1. Parte­ci­pazione a fiere e saloni, ubi­cati in Paesi esterni all’area UE, per i quali l’impresa non sia ben­e­fi­cia­ria di contributi/servizi di Toscana Pro­mozione, o di altri soggetti pubblici.
  2. Creazione di uffici o sale espos­i­tive all’estero.
  3. Real­iz­zazione di nuovi cen­tri di assis­tenza tec­nica post-vendita all’estero, detenuti in forma diretta.
  4. Real­iz­zazione di nuove strut­ture logis­tiche all’estero di tran­sito e di dis­tribuzione inter­nazionale di prodotti, detenute in forma diretta.
  5. Azioni pro­mozion­ali: incom­ing di oper­a­tori esteri, incon­tri bilat­er­ali fra oper­a­tori, work­shop, sem­i­nari all’estero o in Toscana, azioni di comu­ni­cazione sul mer­cato, eventi col­lat­er­ali alle pre­senze fieristiche.
  6. Servizi e attiv­ità di con­sulenza. Ges­tione e coor­di­na­mento del prog­etto (purché il pro­gramma di inter­nazion­al­iz­zazione sia pre­sen­tato da un RTI, da una rete di imp­rese o da un consorzio).

Non sono ammessi i pro­grammi di inter­nazion­al­iz­zazione che prevedano esclu­si­va­mente le attiv­ità di cui alla let­tera A o quelle di cui alla let­tera F, nep­pure se tali tipolo­gie sono pre­senti entrambe.

E’ esclusa l’ammissibilità di pro­grammi di inter­nazion­al­iz­zazione che pos­sano con­fig­u­rarsi quali aiuti all’esportazione sec­ondo quanto indi­cato all’art. 1, lett. d) del Rego­la­mento (CE) n. 1998/2006 della Com­mis­sione del 15/12/2006 rel­a­tivo all’applicazione degli artt. 87 e 88 del trat­tato agli aiuti di impor­tanza minore “de minimis”[1]. ì

I pro­grammi di inter­nazion­al­iz­zazione non devono prevedere inter­venti di delo­cal­iz­zazione. Ai fini del pre­sente bando, il pro­gramma non prevede delo­cal­iz­zazione quando non com­porta dis­mis­sione totale o parziale di attiv­ità pro­dut­tive, con con­seguente depoten­zi­a­mento della capac­ità pro­dut­tiva della/e sede/i operativa/e local­iz­zate in Toscana e sul ter­ri­to­rio nazionale. Il rispetto di tale con­dizione dovrà essere dichiarato dall’impresa pro­po­nente, con la pre­sen­tazione della domanda di ammis­sione all’agevolazione, e potrà essere oggetto di suc­ces­siva verifica.

L’ investimento ammis­si­bile, per la sin­gola impresa  è tra  un min­imo di € 15.000 ed un mas­simo di € 150.000. Nel caso di con­sorzi i lim­iti aumen­tano a min € 50.000 e max € 400.000, men­tre per RTI e con­tratti di rete min € 50.000 e max € 1 mln. Riman­di­amo al par. 6 per i lim­iti ammis­si­bili pre­visti con rifer­i­mento a cias­cuna voce di spesa.

L’agevolazione è con­cessa nella forma del con­trib­uto in c/c e nella misura del 50% delle spese ammis­si­bili. Sono pre­viste nuove modal­ità di erogazione, non più solo a saldo, ma anche con pos­si­bil­ità di un anticipo del 40%.

La for­mazione dela grad­u­a­to­ria  pre­mierà i pro­grammi pre­sen­tati da reti di imprese, i pro­grammi pre­sen­tati da imp­rese aventi unità locali nelle aree riconosciute da provved­i­mento statale o regionale in con­dizione di “crisi com­p­lessa”, i pro­grammi pro­posti da imp­rese il cui cap­i­tale sia detenuto per la mag­gio­ranza da gio­vani (max 40 anni).

Il pro­gramma di inves­ti­mento deve essere real­iz­zato almeno nella misura del 70% ed entro 18 mesi dalla data di pub­bli­cazione sul BURT della grad­u­a­to­ria (e non più dalla data di pre­sen­tazione del prog­etto), con la pre­vi­sione di even­tu­ali proroghe.

Il pla­fond di risorse disponi­bili è pari a circa € 10 mln a valere sul FAS — Fondo Aree Sottoutilizzate.

Le domande di ammis­sione all’agevolazione potranno essere redatte on line acce­dendo al Sis­tema Ges­tionale di Sviluppo Toscana S.p.A. – PAR FAS 2007 – 2013 dal sito Inter­net https://sviluppo.toscana.it/internazionalizzazione a par­tire dal 12 gen­naio 2012 e fino al 23 marzo 2012..
Si speci­fica, l’obbligo per le imp­rese di dotarsi di una casella di PEC (posta elet­tron­ica cer­ti­fi­cata) e di firma dig­i­tale ai sensi della nor­ma­tiva vigente (in par­ti­co­lare ai sensi del comma 6 dell’art.16 del D.L. 185/2008).
 

In rifer­i­mento alla parte­ci­pazione delle imp­rese in forma aggre­gata attra­verso Con­sorzi, RTI, reti, si speci­fica che le pre­mi­al­ità di cui ai punti 6, 7, 8, 9 e 10 di cui al para­grafo 10. “For­mazione della grad­u­a­to­ria e ammis­sione all’agevolazione” del bando sono attribuite se almeno una delle imp­rese parte­ci­panti al pro­gramma di inter­nazion­al­iz­zazione possiede i req­ui­siti pre­visti da tali punti. Men­tre, ai fini dell’attribuzione della pre­mi­al­ità di cui al punto 2. dello stesso para­grafo 10. del bando, il pun­teg­gio è asseg­nato se il req­ui­sito ter­ri­to­ri­ale è posse­duto da almeno la metà delle imp­rese parte­ci­panti al pro­gramma.
Gli account ven­gono rilas­ciati sino alle ore 12.00 del giorno prece­dente la sca­denza del bando

Fonte e doc­u­men­tazione  : Sviluppo Toscana

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Marche — INTERVENTI A FAVORE DEI CONSORZI

Fonte : impresa.marche.it

Con la Delib­era regionale n. 1638 del 07/12/2011 la Giunta Regionale ha approvato le dis­po­sizioni annu­ali di attuazione per il 2011 degli artt. 15 e 24 della LR. n. 20/2003 — T.U. delle norme in mate­ria indus­tri­ale, arti­giana e dei servizi alla pro­duzione.
Gli inter­venti pre­visti dall’art.15 mirano ad agevolare l’attività dei con­sorzi di imp­rese marchi­giane già cos­ti­tu­iti e a favorire la crescita dimen­sion­ale delle imp­rese.
A tal fine sono pre­visti con­tributi per spese di inves­ti­mento in beni mate­ri­ali e imma­te­ri­ali nec­es­sari alla real­iz­zazione di pro­grammi di attiv­ità con­sor­tile anche medi­ante con­tributi volti a sostenere i pro­cessi di fusione tra le PMI nonché reti di imp­rese e altre forme asso­cia­tive.
Gli inter­vetni pre­visti dall’art.24 preve­dono con­tributi per l’abbattimento del costo delle oper­azioni di finanzi­a­mento.
I ter­mini,  le modal­ità oper­a­tive per la pre­sen­tazioe delle domande e la rel­a­tiva mod­ulis­tica sono stati approvati con i seguenti decreti:

Art. 15 (Sca­denza 12/01/2012)
DDPF n. 171/IRE del 12/12/2011  
DDPF n. 172/IRE del 12/12/2011
DDPF n. 173/IRE del 12/12/2011
DDPF n. 174/IRE del 12/12/2011

Art.24 (Sca­denza 20/01/2012)
DDPF n. 33/ACF del 12/12/2011

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Reti d’impresa al doppio test di fine anno

Fonte : il Sole 24 Ore a  cura di Paolo Meneghetti , Alessan­dro Sacrestano

“Doppio impegno di fine anno per le imp­rese che aderiscono a una rete. In primo luogo bisogna indi­vid­uare quale quota di utili va accan­to­nata al fondo comune e cos­ti­tu­isce nei sin­goli bilanci delle imp­rese ader­enti una ris­erva in sospen­sione d’imposta che ben­e­fi­cia della detas­sazione” (Paolo Meneghetti — Il Sole 24 Ore — leggi su http://24o.it/K9Quw)

“Nonos­tante la norma isti­tu­tiva del con­tratto di rete (Dl 5/2009 poi mod­i­fi­cata dal Dl 78/2010) non abbia indi­vid­u­ato l’obbligo di cos­ti­tuire il fondo comune della rete, la sua gen­esi è ritenuta con­dizione nec­es­saria per ottenere l’agevolazione fis­cale.” (Paolo Meneghetti — Il Sole 24 Ore — leggi su http://24o.it/K9Quw)

“L’accantonamento al fondo comune cos­ti­tu­isce un’autonoma oper­azione di ogni impresa ader­ente, poiché il con­tratto di rete non con­figura un nuovo e sep­a­rato soggetto giuridico — come ha ril­e­vato lo stu­dio 1/2011 del Con­siglio nazionale del Notari­ato — quindi ogni ader­ente pre­sen­terà nel pro­prio pat­ri­mo­nio netto una ris­erva apposi­ta­mente denom­i­nata non aggred­i­bile da suoi cred­i­tori” (Paolo Meneghetti — Il Sole 24 Ore — leggi su http://24o.it/K9Quw)

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S.I.R.I. Servizi Integrati per le Reti di Impresa

S.I.R.I. Servizi Inte­grati per le Reti di Impresa è un prog­etto pro­mosso da Aspin e dalla Cam­era di Com­mer­cio di Frosi­none, in parte­nar­i­ato con Union­camere e le Camere di Com­mer­cio di Por­de­none e Tri­este e finanzi­ato dall’Accordo di Pro­gramma MISE — Union­camere 2009/2010. L’iniziativa è tesa ad indi­vid­uare e sti­mo­lare la nascita di mod­elli orga­niz­za­tivi e ges­tion­ali che
per­me­t­tano alle imp­rese di svilup­pare sin­ergie e com­por­ta­menti col­lab­o­ra­tivi, iden­ti­f­i­cando obi­et­tivi e strate­gie comuni nel rispetto della pro­pria autono­mia. L’introduzione della nuova forma di con­tratto (il con­tratto di rete) con­sente, effet­ti­va­mente, di
svilup­pare una aggregazione che offre il sur­plus tipico della grande impresa alle pic­cole imp­rese, senza snat­u­rarne la flessibil­ità e l’individualità che sono alla base della loro essenza, superando al con­tempo quella fram­men­tazione che, sinora, ha gen­er­ato dis­per­sione di energie, cap­i­tali e conoscenze.

Per­chè una Rete di Imp­rese ? Le imp­rese più attive ed inno­v­a­tive hanno riconosci­uto l’importanza strate­gica della rete e dei
van­taggi che essa com­porta, dis­co­stan­dosi dai tradizion­ali mod­elli orga­niz­za­tivi. Attra­verso la rete le imp­rese di una stessa fil­iera o apparte­nenti a set­tori com­ple­men­tari pos­sono col­lab­o­rare per dar vita a prog­etti comuni di natura tec­no­log­ica, indus­tri­ale, com­mer­ciale e pro­dut­tiva, val­oriz­zando le sin­gole poten­zial­ità per raf­forzare la pro­pria com­pet­i­tiv­ità sui mer­cati. Il con­tratto di rete potrebbe, dunque, con­sen­tire alle PMI di super­are la scar­sità di risorse umane, tec­niche e finanziarie che spesso è la causa prin­ci­pale del basso liv­ello di inves­ti­menti e di inno­vazione di processo e di prodotto. Le poten­zial­ità delle reti di imp­rese nello sviluppo di nuovi sis­temi di inte­grazione ed orga­niz­zazione ha destato, negli ultimi anni, un inter­esse cres­cente da parte delle stesse imp­rese e delle Isti­tuzioni, le quali si sono atti­vate per la pre­dis­po­sizione di adeguati stru­menti infor­ma­tivi e for­ma­tivi allo
scopo di pro­muo­vere una “cul­tura in rete” e sen­si­bi­liz­zare il sis­tema imprenditoriale.

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Autonomia dei nodi di Rete

Le aziende nodo hanno autono­mia giuridica. Oper­a­ti­va­mente, sul campo, tendono a rag­giun­gere uno sta­tus tale per cui, pur man­te­nendo l’autonomia eco­nom­ica (la Rete non è l’unico cliente), per­dono l’autono­mia oper­a­tiva (la Rete è il cliente prin­ci­pale) dato che, in ottem­per­anza a strate­gie comuni, il com­por­ta­mento impren­di­to­ri­ale è soggetto a limitazioni.

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Il bando Ergon per le PMI ?

Il bando Ergon emanato recen­te­mente rap­p­re­senta un’importante novità per­ché des­ti­nato alle aggregazioni d’impresa e per­ché des­ti­nato anche alle imp­rese di servizi com­p­rese quelle della comu­ni­cazione intesa in senso lato. Sem­br­erebbe quindi un chiaro segno di atten­zione da parte delle mas­sime isti­tuzioni, a par­tire dalla Regione Lom­bar­dia, verso questo stru­mento di crescita per le impresa e verso le imp­rese dei servizi. Una sua più attenta let­tura mette però in evi­denza delle crit­ic­ità che sem­br­ereb­bero segno invece di una scarsa com­pren­sione del mondo delle micro/piccole imp­rese di servizi da parte di chi il bando lo ha voluto e lo ha scritto.

Quante volte ci hanno detto gli esperti e ci siamo ripetuti noi impren­di­tori che la rete d’impresa è un luogo dove si devono apportare le conoscenze di ognuno dei parte­ci­panti. Un luogo dove la con­di­vi­sione delle espe­rienze deve dare una somma mag­giore rispetto a quella dei sin­goli aggre­gati? Inoltre quante volte si è detto che si deve val­oriz­zare il cap­i­tale umano? Bene se si anal­izza il bando vedi­amo che il riconosci­mento del lavoro dipen­dente e del lavoro degli impren­di­tori non può super­are la misura del 50% degli inves­ti­menti in beni e servizi descritti con le let­tere dalla A alla I. In prat­ica più si com­pra più l’apporto delle intel­li­genze impren­di­to­ri­ali e del cap­i­tale umano sono riconosciute. Conc­re­ta­mente viene detto che, o si com­prano almeno 50.000 euro di beni e servizi oppure la rete non può essere finanzi­ata. Questo per­ché l’importo min­imo delle spese finanzi­a­bili deve essere di 75.000 euro e di questa cifra solo 25.000 è riconosci­uta per il costo del cap­i­tale umano imp­ie­gato. Insomma, l’aggregazione fat­tiva, oper­a­tiva e impeg­na­tiva delle conoscenze non ha alcun val­ore se non accom­pa­g­nata da un dis­creto inves­ti­mento in beni e servizi. A questo punto viene da doman­darsi se Ergon è l’ennesimo bando per sti­mo­lare gli inves­ti­menti piut­tosto che un bando inno­v­a­tivo per sti­mo­lare la for­mazione delle reti d’impresa tra le micro/piccole imprese.

Non solo. Andando ancora più nel det­taglio del bando si legge che il con­trib­uto degli ammin­is­tra­tori e dei soci viene riconosci­uto nella misura del 5% degli acquisti di cui sopra. Ciò mi fa pen­sare che non si ha ben pre­sente la situ­azione delle micro/piccole imp­rese dove i soci d’opera sono la regola e dove il loro con­trib­uto è fon­da­men­tale per la soprav­vivenza stessa dell’impresa. Sec­ondo il leg­is­la­tore una micro impresa che fa rete vede il suo socio impeg­nato al 5% nel prog­etto e nel suo sviluppo? Hanno pre­sente quante imp­rese con meno di 9 addetti ci sono in Lom­bar­dia e quante di queste forse non hanno nep­pure un dipendente?

Il vizio del bando a mio avviso sta nel fatto che è diretto ANCHE alle imp­rese di servizi . La platea dei pos­si­bili suoi uti­liz­za­tori è ben più amplia com­pren­dendo anche l’industria e l’artigianato. Sono con­vinto che indus­tria e servizi hanno logiche di pro­duzione e di prog­et­tual­ità molto dif­fer­enti e che sia giunto il momento di creare bandi ad hoc per i soli servizi. Un altro vizio sta prob­a­bil­mente nel fatto che in realtà il c.d mondo del terziario avan­zato non è poi così conosci­uto a liv­ello isti­tuzionale anche se Milano ne è la cap­i­tale in Italia. In questa aerea di attiv­ità si trova la mas­sima espres­sione dell’impresa fatta di conoscenza che unita ai mezzi crea un van­tag­gio com­pet­i­tivo, non il con­trario. Infine si potrebbe obi­ettare che la val­oriz­zazione del costo degli impren­di­tori potrebbe dare adito a pratiche elu­sive. Io non lo credo per­ché se l’imprenditore è remu­ner­ato in modo traspar­ente è sem­pre pos­si­bile indi­vid­uarne il costo per la soci­età. Diver­sa­mente, se questo non è pos­si­bile, non potrà far valere il suo con­trib­uto nel prog­etto. Del resto quanto servizi sono ero­gati dallo Stato e dalle regioni in base alla dichiarazione dei red­diti ben sapendo che al di fuori di certe cat­e­gorie di lavo­ra­tori la veridic­ità di questo stru­mento è molto debole? E poi, accettando il prin­ci­pio che il lavoro del dipen­dente e dell’imprenditore conta al 50% a dif­ferenza delle prestazioni di servizi esterne riconosciute al 100% non s’incentiva la prat­ica di rego­lare rap­porti di lavoro dipen­dente di fatto mascherati con le par­tite iva?

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Aggregazioni Aziendali

Le Aggregazioni Azien­dali ven­gono cat­a­lo­gate rispetto ai rap­porti di con­nes­sione fra i nodi. Sono basate :

  • su rap­porti informali
  • su rap­porti contrattuali
  • su rap­porti patrimoniali

Le aggregazioni basate su rap­porti infor­mali sono aggregazione “de facto”, non strut­turate : sub­for­ni­tura, dis­tretti, gentlemen’s agree­ments, etc.

Le aggregazioni basate su rap­porti con­trat­tuali sono aggregazioni di imp­rese che oper­ano in accordo su un sola deter­mi­nata linea ges­tionale e/o oper­a­tiva. Solo questo rap­porto è strut­turato. Per esem­pio con­sorzi,  gruppi di acquisto, A.T.I,etc.

Le aggregazioni basate su rap­porti pat­ri­mo­ni­ali sono carat­ter­iz­zate da parte­ci­pazioni al cap­i­tale sociale da parte di impresa (azienda capogruppo) su un altra in modo tale da garan­tirne il con­trollo di ges­tione (azienda con­trol­lata). Per esem­pio, i Gruppi, i Trust. Il Gruppo Azien­dale è com­posto da molti soggetti giuridici for­manti un unico soggetto economico.

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Reti di Imprese in Emilia Romagna : analisi e considerazioni

Vi seg­nalo il seguente doc­u­mento di anal­isi nell’ambito del Pro­gramma Tri­en­nale Attiv­ità Pro­dut­tive e PRRIITT, a cura di Giuseppe Schi­rone. Vedi link

Di seguito alcuni passaggi :

… ma le reti “si con­tano” o “si pesano” ?

  • alcune reti coin­vol­gono meno di 3 imp­rese (a volte con ragioni sociali sim­ili e/o ammin­is­tra­tori in comune)
  • gli incen­tivi fis­cali (ed i bandi region­ali) gen­er­ano pos­si­bili com­por­ta­menti opportunistici
  • molte reti non sono di fatto (ancora) operative
  • l’oggetto del con­tratto di rete non è sem­pre ben definiti
  • i mec­ca­n­ismi di gov­er­nance (organo attua­tore) della rete pre­visti da alcuni con­tratti sono molto vaghi
  • il fondo pat­ri­mo­ni­ale (quando pre­sente) è spesso esiguo

 


  • In ter­mini di dinam­ica pro­dut­tiva, le reti ER aggregano imp­rese “migliori” della media (stessi com­parti) … che hanno pero subito pesan­te­mente la crisi
  • la red­di­tiv­ità indus­tri­ale delle imp­rese in rete è strut­tural­mente supe­ri­ore … e recu­pera nel 2010
  • la mar­gin­al­ità sulle ven­dite delle imp­rese in rete è strut­tural­mente supe­ri­ore … e recu­pera nel 2010 (così come l’efficienza d’uso del cap­i­tale investito)
  • A par­ità di giorni cli­enti, le imp­rese in rete “pagano meglio” i for­n­i­tori … con effetti pos­i­tivi sul tasso di rotazione del magazzino.
  • Le imp­rese in rete inve­stono sis­tem­ati­ca­mente di più della media
  • L’incidenza degli oneri finanziari sui mar­gini è infe­ri­ore per le imp­rese in rete.
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Reti di imprese e moda: quel matrimonio che s’ha da fare.

L’articolo nella sua ver­sione orig­i­nale è pub­bli­cato in  http://www.paologalli.biz.


Se la rete di impresa, come con­cetto di aggregazione tra aziende oggi troppo pic­cole e destrut­turate per potere fron­teggiare un mer­cato glob­al­iz­zato che pro­pone nuove oppor­tu­nità è un con­cetto ormai basi­lare per la prog­et­tazione di un rilan­cio della nos­tra econo­mia, cer­ta­mente quello che fino ad oggi si è reg­is­trato su questo fronte non è un risul­tato min­i­ma­mente accetta­bile e cer­ta­mente non una base di stu­dio per ulte­ri­ori sviluppi in questa direzione.

Ad oggi, in Italia, le reti di imp­rese atti­vate sono poco più di un centi­naio, leg­ger­mente supe­ri­ori le aggregazioni diverse dalle reti pro­pri­a­mente dette, che hanno richiesto finanzi­a­menti pub­blici tramite bandi region­ali ed europei. Pochissime quelle del set­tore tes­sile molte delle quali ad oggi non hanno dato seguito a situ­azioni pos­i­tive di col­lab­o­razione ed incrementi.

Sem­bra che nel nos­tro set­tore, dunque, il con­cetto di aggregazione sia un con­cetto tanto nec­es­sario quanto ostico da real­iz­zare. La neces­sità di aggre­gare imp­rese per sal­varne la con­ti­nu­ità è con­fer­mata dal fatto che il tes­sile, più di ogni altro set­tore, è for­mato da per­centu­ali prevalenti di pic­cole e micro imp­rese, che, sparse sul ter­ri­to­rio, hanno per anni rap­p­re­sen­tato un indotto, impor­tante e fon­da­men­tale per diverse regioni ital­iane, alle poche imp­rese di dimen­sioni ril­e­vanti. Per con­tro le imp­rese del fash­ion, al con­trario di quanto è suc­cesso per molti altri set­tori, hanno sem­pre prefer­ito ester­nal­iz­zare molte lavo­razioni e solo in casi molto rari si sono for­mati gruppi dalle dimen­sioni con­sid­erevoli, come quelli che hanno deter­mi­nato il mer­cato della mec­ca­nica, o dell’agroalimentare.

La dif­fi­coltà è quella ormai trita della scarsa aggre­ga­bil­ità, degli aspetti intan­gi­bili e cre­ativi che non riescono ad essere con­di­visi, ma, forse prima di tutto questo, di chi dovrebbe strut­turare i prog­etti di rete a pen­sare alla moda in modo nuovo, non inno­v­a­tivo, o futuri­bile, ma adeguato ai nuovi assetti che si sono delineati.

Purtroppo la mag­gio­ranza dei casi in cui si sono ten­tate aggregazioni di impresa nell’ambito del fash­ion sono rap­p­re­sen­tati da aggregazioni pro­dut­tive, spesso strut­turate in modo dis­o­mo­ge­neo e approssi­ma­tivo e sem­pre su con­cetti di con­toterzismo spic­ci­olo e di ven­dita sul pronto, tanto inef­fi­caci, quanto superati, oppure da aggregazioni di imp­rese medie (che nel set­tore rap­p­re­sen­tano comunque realtà di dimen­sioni ril­e­vanti, se parag­o­nate alla media set­to­ri­ale), che di fatto non neces­sitereb­bero di aggregazione se non sul piano delle mere oppor­tu­nità, togliendo, di fatto, qual­si­asi casis­tica uti­liz­z­abile per altri prog­etti analoghi.

Rimane il fatto che tutto il grande bru­sio di voci ed opin­ioni che sta nascendo, a ragione, o spropos­ito, sulle reti di impresa, evita quasi reli­giosa­mente di toc­care il set­tore fash­ion, che più di ogni altro neces­sita di occa­sioni di aggregazione e fornirebbe casis­tiche e mod­elli com­p­lessi, facil­mente replic­a­bili sui diversi set­tori indus­tri­ali e commerciali.

Con una pre­vi­sione sui prossimi tre anni di un 30% degli eser­cizi com­mer­ciali dell’abbigliamento in chiusura e con un incre­mento costante di com­peti­tors esteri sem­pre più agguer­riti sul nos­tro ter­ri­to­rio, anche e soprat­tutto gra­zie a idee e prog­et­tual­ità più evo­lute ed aggior­nate e a reti di negozi più o meno diretti, spesso attinti da quell’esercito di negozianti ormai fiac­cati da un rap­porto azienda-retail obso­leto, del tutto super­ato e troppo sbi­lan­ci­ato, l’impresa ital­iana dovrà fare i conti con un futuro sem­pre più ristretto e sem­pre più ori­en­tato ad ambiti prog­et­tuali, di servizio e di ricerca e sviluppo, lon­tani dalle politiche pro­dut­tive e dis­trib­u­tive che hanno per­me­sso a tanti microim­pren­di­tori di affer­marsi nei decenni scorsi e con strut­ture tanto leg­gere ed esili da non potere affrontare i cam­bi­a­menti attuali.

Il con­cetto di aggregazione, oltre che di rete, sarà comunque nec­es­sario a questi arti­giani e  microim­pren­di­tori più di quanto i numeri attuali non fac­ciano pre­sa­gire, a patto che chi li dovrà traghettare in queste nuove soluzioni sia in grado di per­cepire l’essenza del cam­bi­a­mento e la des­ti­nazione a cui il mer­cato ci sta por­tando. In caso con­trario, senza aggregazione queste strut­ture troppo leg­gere fini­ranno per soc­combere e senza tim­one, questi ten­ta­tivi malde­stri di aggregazione fini­ranno, come già molti hanno fatto, con­tro gli scogli del fal­li­mento.

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